Baratti (LI) – Il parco archeologico di Populonia e Baratti

 

Il Parco Archeologico di Populonia e Baratti è il vero protagonista della storia più antica, risalente all’epoca della civiltà etrusca: mostra, ai visitatori e curiosi del nostro tempo, ciò che è rimasto dell’antica civiltà che aveva la sua capitale proprio a Populonia.

Il Parco è diviso in due parti: la zona sottostante che è la Necropoli e quella superiore che è la Acropoli.

E dire che tutto ciò venne utilizzato nelle epoche successive per scopi ben diversi: scopriteli.

 

 

Visso (MC) – Il Museo Civico Diocesano nella Chiesa di Sant’Agostino

 

 

Parte fondamentale della Cultura della località di Visso è il Museo Civico Diocesano nella Chiesa di Sant’Agostino dove sono racchiusi i manoscritti di Giacomo Leopardi, i dipinti di Paolo da
Visso e il dipinto attribuito a Orazio Gentileschi seguace di Caravaggio.
Un’antica tradizione che continua a vivere in questa cittadina è strettamente legata all’allevamento di trote, possibile grazie alla disponibilità di ottime risorse naturali (acqua e freddo costanti).
Le peculiarità di questa specie di pesce sono: la genuinità, non sopportano l’inquinamento idrico, possiedono poche calorie e sono ottime per l’alimentazione sana, fin da bambini.

T.A.M. Centro di Trattamento Artistico dei Metalli

Il Centro di Trattamento Artistico dei Metalli (T.A.M.) è nato nell’estate del 1990 per iniziativa dello scultore Arnaldo Pomodoro in accordo con il Comune di Pietrarubbia. Presso il centro è stato attivato un corso che si svolge in un laboratorio appositamente attrezzato, dal 2007 POLO FORMATIVO REGIONALE DI ECCELLENZA delle Marche presieduto da Arnaldo Pomodoro. L’obiettivo primario dell’iniziativa è stato quello di creare un istituto dove effettuare un’approfondita e perfezionata formazione e specializzazione tecnica e culturale di giovani operatori delle arti dei metalli. Le molteplici qualità professionali raggiunte attraverso corsi annuali con docenti di alto livello spaziano dall’orafo, al decoratore, al progettista e stilista dello spettacolo e, in particolare, allo scultore.

Il percorso formativo si svolge sia a livello delle tecnologie che a livello dei modelli teorici di ricerca, con l’obiettivo di unire due ambiti che solitamente nella cultura artistica e critica e nella stessa pratica didattica restano più o meno distinti: quello tecnico-artistico e quello storico-teorico. Il corso vuole anche contribuire ad incentrare l’attenzione sul Montefeltro, dove si è sviluppata la tradizione rinascimentale dell’arte e dove tutt’oggi artisti del calibro di Arnaldo Pomodoro, Carlo Bo, Umberto Eco, Tonino Guerra, Eliseo Mattiacci hanno scelto di trascorrere parte dell’ anno.

Il museo della linea Gotica

Una linea difensiva creata dall’esercito tedesco nel 1944, durante la seconda guerra mondiale, che tagliava in due l’Italia passando dal Mar Tirreno alla costa adriatica.

Una linea che ha attraversato anche le Marche nella provincia di Pesaro e Urbino, disseminando ovunque bunker, campi minati e ostacoli di ogni tipo per impedire l’avanzata delle colonne corazzate dell’esercito alleato

Un confine sul quale battaglie cruente si sono succedute, battaglie che hanno lasciato sul terreno decine di migliaia di vittime sia tra le file dei due eserciti contrapposti che tra i civili, inermi vittime degli scontri, dei bombardamenti e, anche dopo il termine della guerra, delle micidiali mine anticarro e antiuomo.

Al ricordo di questo conflitto, ma soprattutto alla memoria di tutte le vittime che ha causato, è dedicato questo museo che propone un vero e proprio percorso attraverso numerosissimi reperti d’epoca tra cui spiccano, fra carri armati, divise armi ed elmetti (tutti rigorosamente originali) due monumenti, creati con pezzi di artiglieria e ruote di cingolati provenienti da mezzi di ogni nazionalità, nel simbolico tentativo di riunire idealmente quanti, in un passato non ancora troppo lontano, sono stati divisi da trincee e barricate. Un museo, insomma, che, attraverso un viaggio nella memoria, ha come scopo principale quello di spingere il visitatore alla riflessione, in un itinerario didattico dedicato soprattutto ai più giovani, perché possano comprendere meglio quanto è avvenuto e perché la testimonianza del dolore e della violenza del passato si traduca in una condanna per ogni guerra e nella speranza concreta di un futuro di pace.

Chiesa di S. Maria del Soccorso di Cartoceto

Sul lato Sud della collina del Monte Partemio a Cartoceto si trova il Convento di S. Maria del Soccorso.

Venne costruito attorno al 1500 per l’intervento del Comune, che stanziò 200 fiorini, e per il concorso di tutta la popolazione che in questo modo venne incontro alle pressioni di un frate agostiniano, tal fra’ Giacomo, che si prefiggeva di diffondere una devozione tipica degli agostiniani del tempo: quella della Madonna del Soccorso.
In seguito all’accorrere, anche dai vicini paesi, di folle di persone per miracoli che venivano compiuti da quella venerata immagine che nel frattempo era stata fatta dipingere, S. Maria divenne un centro di profonda religiosità e meta delle varie associazioni e parrocchie della diocesi di Fano.
Con il trascorrere del tempo questa devozione andò sempre più scemando e con la soppressione napoleonica della comunità dei frati, lo stesso convento ne risentì deteriorandosi sempre più nella sua struttura e divenne casa di riposo di quei frati che avevano insegnato allo studio generalizio di Pesaro, Rimini e Ancona. Nel 1743 su pressioni del generale degli Agostiniani Padre Agostino Gioia, il papa Benedetto XIV emanò due Brevi secondo i quali il monastero sarebbe dovuto diventare succursale di quello di Pesaro. Prontamente, anche se per ragioni diverse, ricorsero contro tale provvedimento il Consiglio della Comunità di Cartoceto e i magistrati di Fano che avrebbero voluto che le rendite di S. Maria fossero passate agli Agostiniani di Fano. Anche se tali iniziative non portarono al ritiro dei due Brevi, tuttavia questi non furono mai resi esecutivi.

Di stile vanvitelliano, la Chiesa di S. Maria del Soccorso ha una struttura molto solida con muri massicci anche per motivi di statica, dal momento che l’impasto a base di calce e tufo macinato non ha molta forza di coesione.
La chiesa è a pianta rettangolare, con volte a vela. Al piano terra vi erano gli uffici pubblici del convento, refettori, cantina e sala capitolare.

Presumibilmente attorno alla seconda metà del 1700 fu ricostruito l’attuale complesso monastico sul luogo del vecchio fabbricato compresa la Chiesa, possente, slanciata che fu benedetta dal Vescovo di Fano nel 1783. Il convento ospitava colonie elioterapiche per fanciulli e fanciulle povere e bisognose di cura e, pur non essendo più da tempo sede del Santuario di S. Maria del Soccorso e quindi meta di pellegrinaggi, il convento non ha però perso il suo richiamo spirituale.
I padri agostiniani un tempo numerosi, continuano ancor oggi a svolgere attività di accoglienza per gruppi di studio, di formazione e, comunque, per quanti cercano il silenzio e la comunione col visibile e l’invisibile.

Tra le più antiche pitture ancora ben conservate vi è l’affresco della Madonna del Latte, del 1500, posto nel passaggio tra la chiesa e il chiostro, tipica espressione dell’abbondanza e della fertilità; si trovava nell’antica chiesa quale ex voto.
Nella cappella laterale della chiesa si trova una Madonna del Soccorso della metà del 1500 di scuola marchigiana.
Sono inoltre conservate nel convento due opere cinquecentesche attribuite a Bartolomeo Morganti, pittore fanese che molto produsse nelle varie chiese di Cartoceto dove aveva una sua casa: una Concezione e una Flagellazione.

Nella chiesa è inoltre presente un organo del 1805, opera di Sebastiano Vici da Montecarotto.


Fonte: http://www.lavalledelmetauro.it/contenuti/beni-storici-artistici/scheda/4783.html