Biodiversità

La biodiversità può essere letteralmente definita anche diversità della vita: per “tutela della biodiversità” si intende la salvaguardia dei diversi habitat esistenti in natura e delle popolazioni animali e vegetali che ivi dimorano. Tale concetto va inteso inoltre come uno sforzo dinamico volto al mantenimento e/o al ripristino dei rapporti di interdipendenza tra dette popolazioni e l’ambiente naturale. La biodiversità o diversità biologica presenta differenti aspetti, non solo quello ecologico ma anche culturale, sociale, estetico, economico…
L’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha dichiarato il 2010 Anno internazionale della biodiversità. La perdita di biodiversità ecologica ovvero la perdita di specie comporta un decadimento automatico della capacità di ogni ecosistema di rimanere in equilibrio: va da se che il cacciatore oggi più che mai deve battersi per la tutela della biodiversità, affinché gli ambienti naturali dove coltiva la sua passione possano continuare a produrre naturalmente fauna selvatica. Attenzione a non confondere la comparsa di nuove popolazioni animali in un dato ecosistema come un aumento della biodiversità!! Ad esempio non è positivo che i nostri corsi d’acqua siano oramai popolati di nutrie e gamberi rossi della Louisiana, in quanto i delicati equilibri preesistenti tra le altre popolazioni acquatiche animali e vegetali ne risultano gravemente compromessi.

Inanellamento a scopo scientifico

Può capitare ad un cacciatore, raccogliendo un selvatico abbattuto durante l’esercizio venatorio, di notare un anello metallico apposto alla zampa dell’uccello. Nel caso si tratti di un fagiano, di una starna o di una pernice, ovvero di avifauna stanziale, si tratterà di quei contrassegni di cui devono necessariamente essere dotati gli esemplari delle specie citate immessi sul territorio dall’uomo (ATC, Provincie, associazioni venatorie, …), al fine di ripopolarlo prima dell’apertura della caccia: lo riconsegneremo alla nostra associazione e servirà per eventuali statistiche sul successo o meno dell’iniziativa intrapresa.

Nel caso si tratti però di un selvatico “vero” che generalmente non si riproduce in cattività e del quale comunque non esistono allevamenti a scopo di ripopolamento (tordi, beccaccini, anatidi, quaglie, …) l’anello non riporterà la sigla dell’ATC con l’anno di immissione sul territorio, bensì una diversa sigla alfa-numerica che a noi non dice nulla ma che corrisponde invece a dei dati ben precisi ovvero alla data, ora e luogo in cui quel selvatico e stato catturato e, dopo essere stato contrassegnato, subito rimesso in libertà: siamo di fronte ad un caso di inanellamento a scopo scientifico.

Questa metodica viene sempre più utilizzata in molte nazioni proprio per studiare quell’affascinante fenomeno che è la migrazione degli uccelli, per monitorare l’andamento delle singole specie (se in aumento oppure in calo), per mappare l’areale di nidificazione e di svernamento degli uccelli, … tutti dati oggi divenuti necessari al fine di una corretta programmazione dell’esercizio venatorio. Consegniamo dunque senza indugio l’anello metallico alla nostra sezione di cacciatori per la sua successiva trasmissione all’ISPRA, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, Ente che ha il compito, tra l’altro, di effettuare e di coordinare l’attività di inanellamento a scopo scientifico sull’intero territorio italiano e di collaborare con gli organismi stranieri ed in particolare con quelli dei Paesi della Comunità economica europea aventi analoghi compiti e finalità.

L’attività di inanellatore in Italia può essere svolta solo da chi è in possesso di un apposito patentino rilasciato dall’ISPRA previo superamento di un esame, nonché dell’autorizzazione delle singole regioni e/o province ad operare sul proprio territorio. Non esistono compensi di alcun tipo per chi svolge questa affascinante pratica che si fonda quindi solo sulla passione dei singoli per la natura.